In Italia attivi 1.103 studi clinici sui tumori, il 74% sostenuti da industria
Polmone, seno, colon-retto e prostata le neoplasie più studiate
Si rafforza la ricerca clinica sul cancro in Italia: secondo i dati del Sistema Informativo sui Trial Clinici (Ctis) europeo, nel nostro Paese sono in corso 1.103 studi clinici su tumori. Tre quarti delle sperimentazioni sono sostenute dall'industria; tumori del polmone, della mammella, del colon-retto e della prostata le neoplasie più studiate. Sono alcuni dei dati che emergono dal Working Paper "Protagonista della Ricerca. Il Paziente al centro dei trial in oncologia ed emato-oncologia", presentato oggi a Roma. "Stiamo ottenendo risultati importanti pur di fronte a molte difficoltà: 1 centro oncologico su 10 non riesce ad arruolare nemmeno un paziente; il 40% non raggiunge gli obiettivi di reclutamento iniziali e circa la metà dei partecipanti arruolati abbandona lo studio clinico prima del suo completamento", afferma Rossana Bubbico, head of Think Tank, Health & Life Science di Thea Group. Il documento, realizzato da Teha con il contributo non condizionante di Amgen, mostra forti differenze geografiche. La Lombardia fa la parte del leone: l'84% delle sperimentazioni coinvolge almeno un centro attivo nella Regione, mentre la Campania è la prima Regione del Sud. Quanto alle neoplasie, più dell'80% degli studi rientra nell'ambito dei tumori solidi, il 19% in quelli del sangue. Se il ruolo delle aziende è preponderante, tra gli studi sostenuti dal no profit, oltre la metà è supportato da strutture sanitarie. "Stiamo vivendo un momento molto importante in cui la personalizzazione delle terapie sta diventando una realtà. Questo rende necessario un nuovo modo di costruire la ricerca", osserva Paolo Marchetti, presidente della Fondazione per la Medicina Personalizzata. Decisivo il ruolo dei pazienti: la loro "centralità nella ricerca clinica non può più essere solo un principio etico o comunicativo: deve diventare una categoria scientifica", afferma Ruggero De Maria, presidente di Alleanza Contro il Cancro. "Il loro coinvolgimento non è un favore né un gesto simbolico, è un obbligo etico, giuridico e scientifico", conclude Elisabetta Iannelli, segretario della Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo).
O.Dupont--LCdB